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menu storicoAcqui Terme. Dal 7 marzo (che è poi il giorno dell'inaugurazione, alle ore 17) al 2 aprile I menù raccontano, la mostra che ha accompagnato la passata estate acquese, ospitata nella sala d'arte di Palazzo Robellini, sarà fruibile a Milano, negli ambienti di Casa Manzoni (via Girolamo Morone 1).

In una sede davvero prestigiosa (che, tra l'altro, racchiude uno straordinario corpus iconografico relativo al racconto “visivo” dei Promessi Sposi, tra litografie e incisioni e oli: essi compongono una sorta di “film” che attesta la fortuna dell'opera dal 1827), in questa sede prestigiosa torneranno alla ribalta oltre 300 menù scelti da Adriano Benzi e Rosalba Dolermo. Essi compongono una originale silloge di “storie in tavola” le quali coprono un arco cronologico di oltre 170 anni, dal 1845 al 2015, con particolare riferimento a Casa Savoia. Ma non mancano una serie di menù su seta di primo Novecento e un'altra dedicata ai “pezzi unici” di artisti contemporanei.

L'allestimento si compone di 40 cornici e 10 bacheche, ed è accompagnato da un catalogo che si avvale dei contributi di Elisabetta Franchiolo, Luigi Bussolino e Lorenzo Marinello.

Alla mostra hanno dato il loro sostegno e il loro patrocinio la sezione dell'ONAV di Alessandria, l'Accademia Italiana della Cucina, l'Associazione “Cento amici del libro” e il Rotary Club Acqui Terme.

Orari di visita: martedì-venerdì dalle 10 alle 18; sabato dalle 14 alle 18. Sono previste anche aperture straordinarie (per queste telefonare allo 02.86460403, o scrivere agli indirizzi info@casadelmanzoni.it  e   prenotazioni@casadelmanzo-ni.it).

Un menù per Renzo e Lucia

Tra le tante “trasversalità” del romanzo (di provvidenze e di eterogenesi dei fini, di libri e biblioteche, di giustizie negate e calpestate, di strade e percorsi: ecco un libro che sempre “cammina”....) una non può che passare per le tavole. Quella di un matrimonio cancellato (con quattro capponi che non servono neppure per ricevere l'aiuto dell'Azzeccagarbugli), e un'altra di un convito di piccoli aristocratici (al palazzotto). Poi ecco i deschi di osteria, tra “Luna piena” e Gorgonzola, sino alla povera cena a casa di Tonio, e a quella - assai più abbondante - a casa del sarto. Tra bicchieri di vino (ora una vera e propria ambrosia), polpette e polente, e pani pronti a caricarsi di significati eucaristici.

Ma il bello è vedere anche quanto il romanzo innesca a livello di derive. E così, attingendo al volume In cucina con I Promessi Sposi si può trovare ricostruito (dall'autrice Patrizia Rossetti) un ipotetico menù del pranzo di nozze di Renzo e Lucia. Che annovererebbe ben 5 servizi: essi contemplano un'apertura di frutta di stagione con lardo e noci (si è in novembre, non del 1628, ma di due anni dopo), nervetti in insalata, torta al gorgonzola, zuppa (con brodo di carne), risotto alla milanese, un bel brasato di manzo e polenta, gamberi di fiume al pomodoro (in salsa, ovviamente), torta rustica con mele e uva. Ad accompagnare il tutto vini come il Domasino rosso e bianco (i cui vitigni son attestati già nel Cinquecento).

  ***

Anche per quanto concerne il racconto di questa lista di tavola inutile aspettarsi qualcosa di diverso dall'oralità: ma, semmai, è lecito immaginare che quel chiacchierone di Renzo abbia messo “sul gusto” i suoi convitati sin dai giorni precedenti le nozze.

Con la eco dello spadellare di Agnese e dei servitori cucinieri del marchese (che subentra come signore di questi luoghi, dopo la morte di Don Rodrigo; già: siamo al Palazzotto, ma nel tinello, la sala “non delle grandi occasioni”; questa ospita invece la tavola cui siedono, appartati, Abbondio e il nuovi feudatario), con la fama del pranzo destinata, probabilmente, a rimanere su labbra e orecchie ancora per un po' prima di dileguarsi. Non sedimentando tracce. Che un menù - verisimile - può così solo ipotizzare.

G.Sa