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Rina Maria PierazziAcqui Terme. “Rina Maria Pierazzi o dell’oblio. Da Cordelia alle agiografie. La lunga ed operosa esistenza di una scrittrice” è stato l’argomento della relazione presentata da Lionello Archetti-Maestri mercoledì 22 febbraio all’Unitre acquese.

La ricerca condotta da Archetti Maestri prese avvio da un trafiletto apparso nel 1913 sul periodico acquese “Il risveglio cittadino” «Rina Pierazzi, nipote del sen. Bella, presenta la sua opera “Le rime del Marzocco” ed. Bemporand.» Interessato al ricostruire le vicende del senatore Bella fu incuriosito dalla, per lui allora sconosciuta, figura della nipote. Nel corso degli anni, grazie anche agli aiuti dei bibliotecari Walter Baglietto, Patrizia Rocchini, Valentina Siri e Bettina Zani, gli è stato possibile tracciare un profilo della scrittrice che proprio in Acqui vide i natali il 27 agosto 1873 nella villa dei Bella che ancor oggi – prossima all’Hotel Pineta – domina la zona dei Bagni. Il padre era Guerriero Pierazzi (1848 – 1876) un gentiluomo toscano che ai tempi di Firenze capitale aveva conosciuto e sposato Emma Bella (1849 – …), figlia del Senatore in allora Sottosegretario al Ministero delle Ferrovie. Restata orfana in tenera età Rina Maria Pierazzi visse, con la famiglia materna, a Torino soggiornando comunque ancora nella nostra città come ricorda nel volume “… e le Ombre tornano” : «Il 15 gennaio 1920 ci eravamo trovate entrambe [Grazia Deledda] a pranzo in casa del senatore Maggiorino Ferraris, il direttore della Nuova Antologia … Grazia perché già celebre e collaboratrice di primo piano della sua Rivista, io non affatto celebre, ma perché nipote del senatore Bella che lo aveva preceduto nella circoscrizione di Acqui e carissimo amico della famiglia Ferraris: Maggiorino mi aveva tenuto in collo da piccina e da grandicella mi aveva fatto ballare nel salone dei Bagni alle Terme di Acqui, benché ballassi malissimo. Al tempo della vendemmia, ci portava sempre in villa degli amici, perché saccheggiassimo il profumatissimo moscatello nei ricchi vigneti del mio nonno materno».

Si formò a Torino, legata da stretti rapporti di parentela con la famiglia Frassati. Alfredo Frassati (1868 – 1961) dal 1902 unico proprietario de “La Stampa” si oppose sin dall'inizio al fascismo denunciando il delitto Matteotti. Con l'avvento del fascismo pagò il suo sostegno a Giolitti: Mussolini, che aveva maturato un profondo astio nei suoi confronti, nel 1925 lo costrinse prima a lasciare la Direzione poi a vendere il giornale al Senatore Agnelli. La consorte, Adelaide Ametis (1877 – 1949), allieva di Lorenzo Delleani, fu valente pittrice. Al cugino il Beato Pier Giorgio Frassati (1901 – 1925) dedicò nel 1955 una struggente biografia più volte ristampata. Luciana Frassati Gawronska (1902 – 2007), madre del giornalista Jas Gawronski, soggiornò a lungo a Cortona dove Rina Maria Pierazzi si era fermata per scrivere la vita di Santa Margherita e in Cortona, proprio nella casa natale del pittore Pietro da Cortona, trovato un amato rifugio per i suoi studi letterari, rimase fino alla morte avvenuta il 17 aprile 1962.

Alla sua formazione, dapprima come poetessa, poi giornalista e poliedrica scrittrice concorse l’ambito sociale e culturale in cui si venne a trovare; qualche nome ricavato da “… e le Ombre tornano” : Vittoria Aganoor Pompilj, Leonardo Bistolfi, Maria Borgése, Giosuè Borsi, Giosuè Carducci «Giosuè Carducci aveva conosciuto la mia famiglia a San Miniato al Tedesco … mandato lassù ad insegnare al Ginnasio …», Grazia Deledda, Eleonora Duse «Conoscevo la grande tragica sin da bambina: era amica di mia madre … quando si trovavano entrambe a Firenze non mancavano mai d’incontrarsi.», Antonio Fogazzaro, Guido Gozzano, Francesco Paolo Michetti, Ada Negri, Pietro Pancrazi, Cesare Pascarella, Giovanni Pascoli, Luigi Pirandello, Matilde Serao. Cortona, però, non l’ha dimenticata: ecco quanto ha scritto nel 2013 Mario Parigi su “L’Etruria”. «… Ricevuta a Torino un’educazione finemente aristocratica, fin da giovanissima mostrò grandi doti di scrittrice, poetessa e giornalista. I suoi interessi culturali la portarono agli inizi del Novecento a Firenze, dove partecipò in prima persona alla nascita della “Camerata dei Poeti”, circolo culturale fondato da Domenico François. Nella sua feconda produzione letteraria (circa ottanta volumi), la poesia occupa forse la posizione più importante, I marosi (1902), Le Rime del Marzocco (1913), L’Ospite (1928), oltre a numerose opere per l’infanzia e romanzi. Ma nel 1936 le fu fatale la sua attività di agiografa, perché dopo essersi fermata a Cortona per scrivere la vita della nostra Santa, Margarita pretiosa, finì poi per rimanerci tutta la vita. … La sua prima casa in via dell’Orto della Cera e poi quella in vicolo Radi (adesso vicolo Rina Maria Pierazzi), costituirono per la Signorina, così veniva chiamata affettuosamente dai cortonesi, il solitario e perfetto rifugio nel quale dedicarsi ai suoi studi letterari, fino a diventare ben presto il cenacolo culturale di Cortona. Un’altra sua attività altamente meritoria fu quella caritatevole, un’intensa opera di volontariato rivolta agli infermi, ai poveri e a tutta quell’umanità sofferente che l’ultimo conflitto mondiale aveva prodotto. Uno sguardo più attento fu rivolto ai problemi del carcere di Cortona. … Fu sincera amica di Pietro Pancrazi, con il quale condivise interessi culturali e l’impegno antifascista durante i drammatici anni dell’occupazione nazista. Forse la sua ferma fede monarchica le costò dopo la Liberazione un prezzo troppo alto in termini professionali, ma è certo che durante il passaggio del fronte nella sua casa del Poggio trovarono sicuro rifugio decine di perseguitati. A Cortona nella casa del Poggio, il 17 aprile 1962 Rina Maria Pierazzi concluse il suo cammino terreno munita del conforto dei pochi amici e della fedele governante. Le autorità civili e religiose cortonesi le tributarono grandi onori e tutta la cittadinanza partecipò con sincero cordoglio alle sue esequie. Dunque, l’intera sua vita fu permeata da una grande e profonda religiosità che l’aiutò a superare i momenti più difficili e che la sorresse negli ultimi anni, fatti purtroppo di grandi silenzi e di solitudine …»

Troviamo menzione della nostra autrice anche sul sito del Salone del Libro alla voce “narrativa popolare”: «Negli anni Trenta, mentre l’industria editoriale italiana registrava un trend favorevole, i romanzi di “consumo” e soprattutto sentimentali – già chiamati rosa – conoscevano un particolare successo. Molte “penne” femminili vennero così alla ribalta trovando editori disposti a pubblicarle, e questa volta non si trattò solo di editori “specializzati”, ma anche di grandi imprenditori quali Arnoldo Mondadori. Le autrici più lette dell’epoca erano Flavia Steno, Rina Maria Pierazzi, Carola Prosperi, Willy Dias, Térésah, Milly Dandolo, Mura. La più famosa di tutte, quella che dominò il settore negli anni Quaranta e Cinquanta, e che tuttora viene riproposta alla lettura con successo, fu Liala, pseudonimo di Amalia Liana Cambiasi Negretti Odescalchi (1897 – 1995) che, pubblicata nel tempo da molti e diversi editori, segnò – come dice Umberto Eco – “il tramonto del romanzo popolare il quale non muore, ma si trasferisce in altre materie, il cinema, il fotoromanzo, la canzone, la televisione”».

La scrittrice si dedicò anche all’agiografia: “La santa tutta foco (Teresa di Avila)” è del 1940, “Miles Christi” biografia di sant’Alfonso Maria de’ Liguori uscì nel 1941, al 1954 risale l’agiografia della Vergine “La Regina cortese”. “Chiara Santa di Assisi”, prima edizione 1935, venne successivamente presentata da padre Nazareno Fabretti, e nel 1998 tradotta e stampata in portoghese, al 2004 risale la nuova edizione di “Margarita pretiosa” del 1938, biografia di santa Margherita di Cortona. L’evangelica sua carità è testimoniata dal testamento «… I diritti d’autore che mi spettano saranno consegnati al Parroco di S. Cristoforo [di Cortona] per le opere parrocchiali e per i poveri della Parrocchia.»

Rina Maria Pierazzi assume nel 1917 la direzione della rivista “Cordelia / foglio settimanale per le giovinette italiane”, fondata dal poliedrico intellettuale Angelo De Gubernatis nel 1881. La sua attività è illustrata nella scheda relativa a “Cordelia” pubblicata sul sito “letteratura dimenticata” : «La Pierazzi tenta di conciliare l’ideale antiquato del primo fascismo al quale appartiene con le nuove tendenze che assegnano alla donna il diritto all’uguaglianza e alla libertà – se non di comportamento – almeno d’espressione, è comunque una letterata (poetessa, romanziera, commediografa, conferenziera) assai stimata dai contemporanei e in definitiva perfettamente in grado di reggere Cordelia. È anche assai moderata, tanto che compaiono solamente quattro articoli di regime. Nel 1935 le subentra la contessa Elena Morozzo della Rocca fascista tesserata. Sembra dunque che la sostituzione abbia avuto motivi politici, poiché sotto la Morozzo gli articoli elogiativi del regime si fanno frequenti fino ad assumere un tono propagandistico. Nel dicembre 1938 con la morte improvvisa della contessa della Rocca le viene nuovamente affidata la direzione della rivista che manterrà fino a tutto il 1941 (Cordelia durerà fino a metà del 1942); si nota quindi che tra il 1939 e il 40 il carattere patriottico-fascista gradualmente scompare, tanto che non si fa neppure cenno all’entrata in guerra dell’Italia.» Accanto alla rivista, che fu una lettura giovanile della scrittrice Camilla Salvago Raggi, la Pierazzi dà vita al “Il Salotto di Cordelia” «A Firenze, allo scopo di offrire alle mie numerose abbonate locali un fraterno luogo di convegno, ove potessero godere belle conferenze, importanti concerti e liete serate danzanti (perché la gioventù è gioventù) avevo fondato “Il Salotto di Cordelia”, il cui successo fu davvero superiore ad ogni aspettativa. Ad ogni manifestazione, pubblico sceltissimo e numeroso e, ben presto, adesioni al “Il Salotto” di scrittori, conferenzieri, artisti di primo piano. Furono, in quella accoglientissima sala terrena del Palazzo Fenzi in via Sangallo, festeggiati e applauditi …».

Concludiamo con la recensione di uno dei suoi primi romanzi dovuta ad Argow [l’avvocato Francesco Bisio] pubblicata nel maggio 1914 da “La Gazzetta d’Acqui”: «L’inutile attesa / Romanzo di Rina Maria Pierazzi / Il nome della gentile autrice non è certamente ignoto alla nostra città poiché due anni orsono la signorina Pierazzi si presentò al pubblico del nostro Garibaldi recitando alcune sue squisite composizioni poetiche. Il romanzo che pubblica ora coi tipi del Lattes, è scritto in forma schiettamente italiana, e si fa leggere con viva attenzione. … Poiché intendiamo esprimere il nostro sincero convincimento a questa nobile scrittrice che trae le sue origini famigliari dalla terra monferrina, non è questo il romanzo che faccia vibrare violentemente le fibre del nostro essere e ci dia le grandi commozioni dell’animo e le sublimazioni del pensiero. … In complesso il libro merita l’attenzione del lettore, per la dignità della forma, la spigliatezza briosa del dialogo, la rapida successione degli avvenimenti che verso la fine assumono un tono di narrazione concitata e di penetrazione psicologica veramente notevoli. Alla signorina Pierazzi, che sta conquistando un bel posto nella nostra letteratura romanzesca, auguriamo il più lieto successo».