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"Ieri, Eilen" di Fabio IzzoAcqui Terme. “Bisogna viverla tutta una storia, per comprenderla anche solo parzialmente. Vi illudete di poter arrivare alle conclusioni partendo da una parvenza logica… In una storia d’amore non c’è nulla di più importante dell’assenza”. È un passo tratto da “Ieri, Eilen”, il nuovo romanzo di Fabio Izzo (sarà in libreria a fine mese, editore: “Il Foglio” Letterario), ultima fatica del giovane autore acquese, che ricordiamo già candidato al Premio Strega con il suo “To Jest” nel 2014.

Una storia ricca di sentimento, dove affiorano a più riprese elementi autobiografici. I protagonisti sono due giovani, lui italiano, lei polacca, che si incontrano in Finlandia, dove sono studenti Erasmus. Nel freddo dell’estremo Nord, fra i due scocca la scintilla, nasce un amore, un rapporto umano che sembra voluto dal fato, con intrecci che sembrano destinati a legarli per sempre; i primi baci, il perdersi e il ritrovarsi, lo stare insieme, ma anche la necessità di crescere in fretta, perché lei si ritrova incinta e lontana da lui, che a causa di un terribile incidente è costretto a lasciarla.

Amore e tormento, felicità e disperazione, illuminati da alcuni passaggi di altissimo livello letterario.

Abbiamo incontrato l’autore, per rivolgergli qualche domanda sulla sua ultima fatica. La prima: quanto c’è di autobiografico?

«Il giusto. Il 50% direi; nella prima parte, molto. Dopo tanti anni, era una storia che era giusto raccontare, perché è una bella storia».

“Ieri, Eilen”: perché questo titolo?

«Eilen in finlandese vuol dire ieri. Questa è una storia di ieri. Non è un libro su una coppia, non è un libro su due singoli, è una storia al femminile incentrata su un ieri al maschile. E almeno per me, è il libro più importante fra quelli che ho scritto».

Ci sono concetti importanti: in particolare, la protagonista, che, incinta, sceglie di non abortire, compie una scelta non facile…

«Svelo un particolare. Questo libro avrebbe dovuto, anzi no, avrebbe potuto chiamarsi “La stanza ceca”, e avrei potuto incentrare la storia sul tema dell’aborto; gli spunti c’erano, avevo già fatto la prima stesura, ed era una stesura decisamente più “strindberghiana”. Ma la scrittura in terza persona non è roba per me, e per questo libro non era la scelta migliore Probabilmente sarebbe stata più “mainstream”, avrebbe destato l’interesse di molte più case editrici. Ma non l’ho fatto perché non era quello che volevo, non era la storia che volevo raccontare. Anche se l’elemento della scelta è presente ed è importante».

Perchè? «Ho conosciuto di persona la realtà della Polonia, un Paese che apprezzo, ma che in questo momento è in preda a tentativi di riportare indietro la società. Per esempio, si è tentato, ed il progetto è stato da poco, accantonato, anche a seguito di manifestazioni di piazza, di introdurre norme restrittive sull’aborto. Ma si parla anche di restringere la libertà di manifestare… comunque: nel libro la protagonista sceglie di avere il figlio, ma, appunto, sceglie. È importante che la possibilità di scegliere non venga meno».

Si può dire che Eilen sia un simbolo di speranza?

«Preferisco dire che è un simbolo del libero arbitrio. Una donna forgiata dal destino, che affronta le sue prove e alla fine certamente ne esce più matura».

Perchè scrivi che “In una storia d’amore non c’è nulla di più importante dell’assenza?”

«Perchè l’assenza, il distacco, danno importanza alla presenza, che troppe volte si rischia di dare per scontata».

Oltre che una storia d’amore, è un libro pensato per far riflettere?

«Ogni libro deve fare riflettere, deve essere pane per la mente. Purtroppo al presente siamo troppo legati a una dimensione esteriore. Preferiamo avere, e invece sarebbe meglio essere».

M.Pr