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Tradizionale festa di san Sebastiano e la sua storiaCanelli. Venerdì 20 gennaio, tradizionale e bella festa di san Sebastiano, onorato nell’omonima chiesetta in via 1° Maggio. Così alle ore 21 don Giovanni Pavin, presenzierà la santa Messa celebrata per tutti i benefattori e devoti, vivi e defunti.

Il parroco don Luciano, accompagnato dal diacono Romano Nervi, farà una breve relazione sulle ristrutturazione della cappella avvenute durante l’ultimo anno: il rifacimento del tetto, la messa in sicurezza del campanile e della croce che era caduta sul tetto.

Alla funzione religiosa, seguirà uno scambio di auguri ed un piccolo momento conviviale con pasticcini e panettone accompagnati da vin brulé, caffè e spumante.

L’encomiabile rettore della chiesetta, Beppe Bielli, ci racconta un po’ della storia della seicentesca chiesetta.

«In via 1° Maggio, un tempo denominata via Principe Amedeo di Savoia, nel 1600 fu costruita la chiesa dedicata a S. Sebastiano. Riferimenti storici in tal senso risultano anche negli archivi della parrocchia di S. Tommaso. La struttura neoclassica è molto semplice, tuttavia l’opera fu portata a compimento da menti e mani esperte. Sul lato destro, dove è stato ricavato un armadio a muro, quasi con certezza, in origine, vi era una porta o una nicchia esterna in quanto l’apertura si allarga verso l’esterno e non verso l’interno come sono, invece, i vani delle finestre e della porta d’ingresso della chiesa stessa.

Il pavimento, negli ultimi 50 anni, è stato alzato ben due volte per adeguarlo al piano stradale, più alto, ora, di circa un metro rispetto ad un tempo quando per accedere alla chiesa si salivano tre gradini che portavano al pavimento originario. A quel tempo non c’erano le fognature e l’acqua piovana confluiva in un rigagnolo dietro la chiesa e proseguiva attraverso i campi sino al Belbo.

Il grande quadro che si trova all’interno, anch’esso risalente al XVII° secolo, raffigura il martirio di S. Sebastiano con accanto S. Bovo, quasi nelle vesti di un figurante dell’Assedio di Canelli; sullo sfondo il paesaggio potrebbe essere quello di Canelli e delle sue colline.

Ma perché questa chiesa, proprio in quel punto? In questo ultimo secolo la chiesa di S. Sebastiano, e quindi tutta la parte piana di Canelli, ha subito sei alluvioni!

Certamente, nel ‘600, l’acqua delle alluvioni del Belbo non arrivava mai alla chiesa di S. Sebastiano. Se così non fosse stato i nostri antenati non l’avrebbero certo costruita in quel punto. Infatti la ferrovia, ovviamente, non c’era, così come il ponte che porta alla Stazione FS; dunque non c’era neanche corso Libertà che, come una diga ha bloccato il fondo valle; non c’era la ‘bealera’ che portava l’acqua al molino e rio Pozzulo scorreva dritto lungo le attuali via Giuliani e via Alfieri fino al Belbo. A Nord la collina scendeva dolcemente fino alla chiesa. Si può, ancora oggi, notare questo pendio osservando il prato dell’Asilo Bocchino, visto da via Solferino; così era certamente da via Verdi sino all’ospedale. Tutta quella terra non c’è più perché fu utilizzata dalla Fornace Vecchia che si trovava, più o meno, dove oggi si trova l’ex villaggio Gancia.

Si può facilmente intuire che il letto del Belbo, 400 anni or sono, a grandi linee, ad Ovest andava dalla chiesa di S. Sebastiano a via Buenos Aires e, ad Est, dalla cappella di S. Caterina alla chiesa di Stosio. Un letto enorme che non vedremo mai più, ma, in compenso, avremo tante alluvioni e, magari, con più frequenza, dato che si continua a riempire di cemento il ‘vecchio letto’ del Belbo. E così nel 1600, alla chiesa S. Febastiano alluvioni a livello ‘zero’, mentre nel 1948 alluvione a 3.88 metri, nel 1994 a 3.20 metri e le altre alluvioni intermedie ad un po’ meno metri.

Perché la chiesa, proprio ‘fuori le mura’? La nostra famiglia, da oltre due secoli, ha sempre vissuto in questa zona ed alcune notizie sono arrivate fino a noi. Quattro secoli fa la chiesa fu costruita lungo l’unica strada che da Nizza, Case Vecchie giungeva a Canelli e da S. Caterina proseguiva per le attuali via Roma, via 1° Maggio, passava davanti all’edicola di S. Marco. Era dunque la strada che portava ad Alba e viceversa. Viale Risorgimento non c’era e così pure via Alba. Le strade correvano lungo i corsi d’acqua.

Quindi la chiesa fu costruita, come succedeva sovente a quel tempo, su una strada importante di traffico, un punto di riferimento e di collegamento tra centro abitato e campagna o altri in genere. Per esempio in occasione di funerali di persone ‘fuori le mura’, le salme venivano portate nella chiesa di S. Sebastiano (ecco forse la spiegazione della seconda porta?) dove poi arrivava il clero per le esequie; si facevano processioni, ‘le rogazioni’ specialmente care ai contadini per invocare la protezione di Dio da ogni flagello.

Questa chiesa, nata in periferia, si trova ora nel centro di Canelli, su quella via che conobbe, nel lontano passato, una vita intensa: in via Roma il grande complesso dell’albergo Napoli, in via 1° Maggio almeno due osterie con alloggio, stallaggio e carrettieri che provvedevano al trasporto delle merci. Ora, dopo tanti anni di abbandono, c’è nuovamente vita attorno a lei e tutto è cambiato in meglio e in peggio. Ma all’interno della chiesa di S. Sebastiano, più volte restaurata a seguito delle alluvioni, forse c’è qualcosa che non è mutato: ieri come oggi tante persone, passanti, assidui devoti, gente di ogni età, a volte, posteggiano la macchina, per passare un attimo in chiesa e tutti quanti cercano e trovano conforto e speranza».