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“Auguro a tutti serenità, per vi­vere un migliore 2017”Ovada. Il primo numero del­l'anno del giornale si apre con la tradizionale intervista al sin­daco di Ovada, Paolo Lantero.

- A due anni e mezzo circa dall'inizio del mandato di "In­sieme per Ovada", quali parti del programma amministrativo con cui tu sei stato eletto sin­daco sono state realizzate e quali no? Perchè?

Per rispondere a questa complessa e onnicomprensiva domanda, partirei da una cita­zione che si trova nel nostro programma “Un Comune amico: migliorare la capacità di far sentire al cittadino che è stato ascoltato e implementare le pratiche di buona amministrazione, valorizzando i tratti di virtuosità già presenti, cercandone di nuovi e applicandoli in tutta la zona, facendone un tratto distintivo”. Credo che questo tratto sia l'elemento di caratterizzazione della nostra azione politica costante e coerente. E' dal primo giorno di mandato che siamo in mezzo alla gente, con attenzione e disponibilità, a raccogliere suggerimenti, incoraggiamenti, critiche, e qualche volta anche qualche “accidente”. Quando abbiamo elementi spieghiamo le motivazioni delle nostre scelte, senza lesinare dettagli, al fine di spiegare la realtà dell'amministrare oggi. Trasparenza, coinvolgimento, terzietà, impegno, gli elementi che sono punto di riferimento per la nostra azione. Non posso nascondere che a più di due anni di mandato sia un dovere valutare la propria azione, si pesino le qualità positive e i limiti sostanziali. Direi di essere circa a metà dell'opera. Lo dico sulla scorta di una analisi puntuale che ho fatto riferendomi punto per punto al programma. Programma decisamente ambizioso, che in parte è stato realizzato.

L'azione politico/amministra­tiva messa in campo ha sem­pre avuto come riferimento e come tavolo di confronto l'Ova­dese. Le scelte legate alla rac­colta rifiuti, al Distretto sanita­rio, alla Sanità, al Consorzio servizi sociali, alla Saamo, al Lercaro, al Canile, ecc., come previsto dal programma, han­no visto Ovada come centro zona, assumersi le responsa­bilità e gli oneri maggiori, man­tenendo autorevolezza nelle scelte ma mai imponendo o forzando linee preordinate. Questo metodo ha reso ancor più compatto il territorio, al fine di poterci “contare” e dunque ottenere “peso” negli enti superiori e nei rapporti con le zone vicine. Potrebbe parere ai più una questione di secondo ordine, ma al contrario è strategica proprio alla luce dei nuovi assetti degli enti locali che vedono la Provincia perdere peso nelle scelte territoriali allontanando sino alla Regione i punti decisionali, sempre più Torino-centrici e disattenti alle periferie. La difesa della Sanità locale, le attività di sostegno al commercio, le relazioni con le scuole, i rapporti con i giovani, la partita sociale mai ridotta in termini economici, il lavoro di manutenzione della città, la cultura come strumento di crescita della nostra città, le scelte urbanistiche di non consumo del suolo a favore del recupero del costruito, la disponibilità al dialogo con le minoranze, tutti elementi programmatici realizzati, ogni giorno, per tutti i giorni sino ad oggi, e con convinzione dico sino all'ultimo giorno di mandato.”

- I profughi in città sono at­tualmente quasi cento, in gran parte ragazzi africani di 20/25 anni e da più parti ora si chiede all'Amministrazione comunale di impiegarli per attività socialmente utili. Al recente Consiglio comunale hai accennato ad un progetto con capofila la Caritas ed il Comune. Vuoi spiegare di cosa si tratta?

Sui profughi tanto si è detto e molto purtroppo, forse per di­sinformazione, è stato travisa­to o utilizzato per pelosi inte­ressi di propaganda politica. Non vi erano strade differenti dal non accogliere queste per­sone, tanto più che arrivarono e arrivano attraverso canali non gestibili dai Comuni. Un buon modo per fare sì che sia­no ben accetti è condividere con loro momenti di lavoro co­mune, come già per esempio fatto per la iniziativa di Legambiente “Puliamo il mondo” ,occasione in cui più di cinquanta profughi hanno raccolto rifiuti abbandonati nei pressi del fiume Stura. Alcuni profughi già sono coinvolti in attività di volontariato. La Caritas capofila, il Consorzio servizi sociali, il Comune e le cooperative che danno ospitalità ai profughi si stanno strutturando per coordinare momenti di volontariato a favore della manutenzione della città. Penso presto vedremo questo progetto realizzato.”

- Cosa ci si può aspettare dal 2017 per la Sanità locale, il Di­stretto e l'Ospedale Civile, con­siderato che come Sindaco sei anche il responsabile sanitario sul territorio?

La ristrutturazione della Sa­nità piemontese, come ben si sa, ha portato grandi malumori sui territori provinciali e più in generale in tutta la Regione. Giova ricordare che la Giunta Chiamparino ha ereditato una situazione economica della Sanità (le cui responsabilità non penso siano attribuibili solo alla ultima legislatura re­gionale) con un buco ultra mi­liardario. E' un presupposto che tendiamo a dimenticare ma che purtroppo ha portato al commissariamento della Re­gione (per ciò che attiene le spese sanitarie) e da cui si è da poco usciti. La Regione pa­gherà i suoi debiti ( più di un miliardo e mezzo di euro) in dieci anni. I risparmi sono stati dunque ristrutturazioni, riordini ma spesso tagli, in alcuni casi la cui strategia era comprensibile, in altri decisamente no. Il nostro territorio sta soffrendo come altri di tutto ciò ma è chiaro che ogni ulteriore diminuzione di servizio oggi per l'Ovadese sarebbe la condanna alla chiusura del nostro ospedale. Inaccettabile oggi, ancor più in assenza di una progettazione di sanità territoriale implementata e ampliata. Il nuovo distretto Acqui T. -Ovada, le cui regole di rappresentanza e governo sono state scritte in queste settimane, è proprio la scommessa in cui i Sindaci (tutti) saranno protagonisti. Ovada e l'Ovadese da subito hanno fatto la propria parte, incontrando altrettanta attenzione, disponibilità, concretezza tra i Sindaci dell'Acquese. Un buon inizio.”
-
Due anni e mezzo di governo della città per la lista vincente di "Insieme per Ovada": molto è stato fatto, molto resta ancora da fare. A cominciare da che cosa? E per proseguire?

Come dicevo prima, credo che stiamo rispettando gli im­pegni, magari non con la velo­cità che vorremmo, ma con te­nacia e convinzione. Molto re­sta ancora da fare, sia in ter­mini di infrastrutture per la città (penso alla viabilità ma anche alla videosorveglianza, rispetto alla quale nelle primissime set­timane dell'anno avvieremo un programma articolato e ambi­zioso), sia in termini di nuove linee di sviluppo per il territorio. Senza abbandonare la voca­zione artigianale della zona, con le sue eccellenze, voglia­mo continuare ad intercettare i flussi turistici che nel 2015 e nel 2016 hanno interessato l'Ovadese. Vanno in questa di­rezione le azioni coordinate con gli altri Comuni in tema di territorio e di sentieristica, con la recente aggiudicazione di un bando regionale, e la parteci­pazione a manifestazioni ed eventi interprovinciali (dal tavolo “Monferrato” al festival “Attraverso”, dall'adesione ai Paesaggi vitivinicoli Langhe Roero Monferrato o alle Città del vino fino al recentissimo riconoscimento anche per Ovada come membro del Monferrato comunità dello sport 2017.”

- Prima eri assessore, ora sei Sindaco. In cosa e come cam­bia la percezione delle proble­matiche cittadine e la loro pos­sibile soluzione?

Come dico spesso, pensavo di conoscere l'amministrazione e i meccanismi di governo, ma oggi con maggior consapevo­lezza affermo che nonostante un “allenamento” di dieci anni, molto ho dovuto imparare, ca­pire, interpretare, e con certa probabilità, non è finita. Essere “l'ultima parola”, nonostante il confronto, rappresenta una responsabilità davvero significativa, ancor più quando non vi sia perfetta unitarietà di vedute. Si cresce ogni giorno nel ruolo di Sindaco, naturalmente restano i propri limiti. Mi stupisce sempre infatti la semplificazione comune di questi tempi per cui chiunque possa “improvvisarsi” amministratore, certo chiunque lo può fare, ma non credo senza un po' di “allenamento”!

- Come Sindaco, che rap­porto hai instaurato con i citta­dini e con la gente che viene quotidianamente a Palazzo Delfino a parlare con te?

Ho sempre, come credo di aver testimoniato e cerco di continuare a farlo, massima apertura e franco confronto, sia quando si possano dire dei si o quando si debbano dire dei no. La trasparenza e la semplicità e quanto più possi­bile, l'azione concreta a mio avviso possono essere mezzo di riavvicinamento dei cittadini alle istituzioni. Testimonio che tutto il gruppo amministrativo, gli assessori e i consiglieri del mio gruppo, sono in assoluta sintonia rispetto questo stile e attuano questo approccio.”

- E per finire un augurio ai tuoi concittadini ad inizio 2017...

Credo che in questo mo­mento storico si debba augura­re la serenità. Serenità che si basi su maggiore stabilità e mi­gliori certezze. Credo che ogni politico, almeno della parte po­litica a cui appartengo, debba lavorare per questo: riconse­gnare serenità a ogni cittadino, con scelte politiche chiare, contro precarietà e disagio. Il mio augurio dunque è questo, maggiore serenità, con il mio impegno, al fine di vivere tutti un migliore 2017.”

E. S.