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libro prof. MolaAcqui Terme. È uscita da qualche mese una poderosa ricerca del professor Aldo Mola ("Il referendum Monarchia- Repubblica del 2-3 giugno 1946, Come andò davvero?" BastogiLibri, Roma 2016.), noto storico, di casa ad Acqui Terme per essere membro della giuria del Premio Acqui Storia, sul referendum del giugno del '46, quando gli italiani furono chiamati a scegliere tra monarchia e repubblica. Ho usato per quest'opera il termine "ricerca" non a caso, l'autore ha esplorato migliaia di documenti, prima inediti, del'ACS, Suprema corte di cassazione. Le conclusioni sono a dir poco sbalorditive. Già a partire dalla grafica della scheda per la scelta della forma dello stato: il simbolo della repubblica venne scambiato dai numerosi elettori analfabeti dell'epoca, per l'immagine della regina e votato come fosse la casella della monarchia.

Vennero poi stampati 40 milioni di certificati elettorali, gli elettori erano circa 28 milioni, ma per timore che qualche certificato potesse andare smarrito, si stamparono anche 40 milioni di certificati sostitutivi. "Tanta solerzia tipografica - spiega l'autore - venne un poco frustrata dalla mancata consegna di quasi 1.500.000 certificati. Che fine fecero i restanti? E i certificati sostitutivi?" La Cassazione fece fatica a cavarsela nelle diverse tipologie di violazioni denunciate, i ricorsi non vennero presentati solo da monarchici dichiarati. Furono numerosissimi coloro che non riuscirono a votare. Molte irregolarità avvennero prima, durante e dopo il voto, un esempio è quello che l'autore definisce "il mistero infinito dei voti nulli". Il peggio avvenne durante  gli scrutini e ancor più nelle verifiche che finsero di non vedere le miriadi di piccole frodi avvenute in ogni angolo del Paese.

Il referendum interpretò davvero la volontà degli elettori? Fu valido? La documentazione presentata, dati alla mano, dice che non lo fu, "la monarchia fu sconfitta, ma la repubblica non vinse". Se i 250.000 voti di vantaggio della repubblica sembravano tanti, spiega Mola, poniamo che siano veri. Risultano comunque inferiori di 100.000 al numero dei militari ancora prigionieri, sono un terzo degli elettori delle province escluse dal referendum, sono meno della metà dei cittadini ai quali venne negato il voto per motivi politici.

Sono un sesto dei certificati elettorali che non vennero consegnati. Quindi, quei voti di vantaggio non testimoniano che la repubblica avesse il gradimento della maggioranza degli elettori. "La repubblica non nacque dalla volontà del 50 per cento + 1 né degli italiani né dei votanti [...] la consultazione risulta giuridicamente nulla per l'arbitraria potatura del corpo elettorale già alla vigilia del voto." Sorge spontanea una domanda: perché la monarchia andava cancellata? Gli italiani formalmente avrebbero dovuto esprimersi a favore o contro Umberto II, invece tutta l'operazione mirava ad altro, spiega Aldo Mola, indicava un capro espiatorio, il responsabile dell'avvento del regime totalitario era stato Vittorio Emanuele III e non gli errori di democratici, socialisti e popolari. Il libro, oltre all'introduzione curata dalla Principessa Maria Gabriella di Savoia, contiene una ricca appendice con la riproduzione dei documenti a cui si fa riferimento nel testo, oltre alla narrazione delle vicissitudini dei reali di Casa Savoia che arrivano fino ai nostri giorni.

Maria Letizia Azzilonna