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Imelda BassanelloAcqui Terme. È davvero una delle più belle mostre di quest'anno quella di Imelda Bassanello, artista savonese, a Palazzo Robellini.

E se pure quelli prossimi sono gli ultimissimi giorni (la mostra rimane aperta sino a domenica 16 ottobre, con orari davvero comodi e larghi, tanto al mattino quanto al pomeriggio), sarebbe davvero un peccato, per chi ama l'arte, trascurare questo allestimento.

Da vedere. Che esalta gli spazi espositivi con quadri basso/altorilievo, e sculture vere e proprie, che rivelano un accurato studio dello spazio e una intelligente coerenza nel proporre un viaggio che, per molti versi, ha il sapore di fiaba. E che invita il visitatore ad immaginare.

Quale grattacapo turba quel re cui, nella prima sala, la corona sembra scivolare; e sembra davvero impegnato nel riflettere, concentrato, tutto assorto, con quelle sue dite così prossime alla fronte?

E, davvero, questo nostro mondo è così attraente per quei personaggi - e tanti son bambini - che tentano di scappare da quelle cornici, un po' come i personaggi (là era questione di uno schermo cinematografico) de La rosa purpurea del Cairo di W. Allen?

E poi ci son anche le nature morte; e i paesaggi colti nei colori del tramonto...

***

Ma quel che affascina è la costruzione complessiva di questa rassegna, che giunge giusto giusto a festeggiare i quarant'anni di carriera artistica di Imelda Bassanello. La quale, oltretutto, la mostra l'ha voluta arricchire anche chiamando, nel tardo pomeriggio di sabato 8 ottobre, Michel Perloff, già docente universitario (oggi a riposo) in Francia. Che ora citando Marquez, ora Ungaretti, ora Eluard, ora La poetica dello spazio di Gaston Bachelard, ora Junger e Heidegger, e Baudelaire, mescolando dunque filosofia, poesia e architettura ha affrontato il tema dell'arte & del “risveglio”. (Prendendo avvio, nel suo discorso dalla fonte romana prossima al nostro municipio; e ricordando la ricchezza del latino, sempre più lingua all'angolo nel curriculum delle superiori francesi...).

Il “risveglio”, dunque. Quello che viene di un approccio libero tanto all'atto creativo, quanto nella lettura. Allo stesso modo creatrice. Con responsabilità autorali e inventive

Ecco, allora, un “risveglio” - piacere di essere - che significa pienezza del sentimento, bellezza che appaga e ingenuità nell'ammirare, e che contrappone all'abituale quel “tutt'altro” che ci colma, e che ci stupisce.

È questa una esperienza che ha molto del sentire leopardiano: con il poeta di Recanati portato da un lato ad eleggere l'infanzia quale tempo pieno, migliore dell'individuo (che via via degenera e consuma, come fan le epoche recenti rispetto alle antiche). E dall'altro ad illudersi rispetto all'infinito. Ma con un di più che è consapevolezza di una vita che fallisce della dilazione, poiché proprio non serve morire “affamati”.

Si deve, con Epicuro, aver sete di Libertà. Da eleggere a materia d'insegnamento, in aula. Per non cadere nelle trappole delle troppe regole, dei nuovi principi di autorità, di inganni non meno subdoli rispetto a quelli di consumo & mercato, altrettanto soffocanti.

Ecco, allora, dall'arte il discorso che si apre alla didattica.

Cosa insegnare? A studiare, certo.

Ma poi a cercare quel che ti piace, a non disperderti, a concentrarti, a rivelare quel che tu, solo tu - caro allievo - hai dentro.

Senza dimenticare che sarà la poesia, alla fine, “a poter rubare la morte”.

G.Sa.